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La passione della scrittura si può mescolare al gioco e al divertimento.
giovedì, 17 luglio 2008
Underworld di Don DeLillo- una lettura 'sospettosa'

“Il 3 ottobre 1951, al Polo Grounds di New York,  si gioca una leggendaria partita di baseball tra i Giants e i Dodgers. Della palla con cui viene battuto l'altrettanto leggendario fuoricampo che assicura la vittoria del campionato ai Giants si impadronisce un ragazzino nero di Harlem, Martin Cotter. La palla viene via via rubata, venduta, regalata: la ritroveremo molti anni dopo in possesso di Nick Shay, un waste manager, dirigente dell'industria dello smaltimento dei rifiuti, che nel 1951 era a sua volta ragazzino un passo più in là, nel Bronx.
Nel romanzo di DeLillo i passaggi di mano della mitica palla servono da pretesto per la costruzione di un gigantesco quadro dell'America...".

Sono sempre diffidente verso un libro di ottocento pagine, e il libro stesso, intuendo il mio sospetto, si affida con riluttanza alle mie mani. Mi domando cosa mai avrà avuto da scrivere l’autore, per riempire tutte quelle pagine. Che razza di storia può svolgersi e mantenere l'attenzione del lettore per così tante parole?
Non sarebbe più saggio, e anche più produttivo, per un romanziere dividere il suo prodotto e farne tre libri da trecento pagine ciascuno?

segue qui....

L'articolo è nel numero uno della rivista ViadelleBelleDonne, di cui al post precedente

Scritto da: morenafanti alle ore 17:18 | link | commenti (12) | categoria: recensioni, libri
La Rivista ViadelleBelleDonne - numero uno

E' on-line VIADELLEBELLEDONNE N° 1. Quadrimestrale di letteratura, filosofia e arte.

In questo numero:

- STRETTOIE: Andrea Oppo - NOTE SUL «DIARIO DI UN DOLORE» DI C.S. LEWIS ; Antonella Pizzo - LE INTERVISTE IMPOSSIBILI: Mary Shelley

- PIANEROTTOLI: Cristina Contilli - UNA FIGURA POCO CONOSCIUTA DEL RISORGIMENTO: la Contessa milanese Costanza Trotti Arconati; Erika Ranfoni - HANNAH ARENDT: la vita è un miracolo a due voci

- FINESTRE: Morena Fanti - UNDERWORLD di Don DeLillo – una lettura ‘sospettosa’; Fernanda Ferraresso - LEG(G)ENDA DI UN FILM : TAXI DRIVER di Martin Scorsese; Marta Ajò - PATRIMONIO. UNA STORIA VERA di Philip Roth

- CAMMINAMENTI: Fabiano Alborghetti - RIABILITATO COME UOMO. Il laboratorio di lettura e scrittura creativa al carcere di Opera; Emilia De Rienzo - DIALOGARE CON LE PERSONE ANZIANE: UNA DIMENSIONE CHE SI STA PERDENDO; Maria Pina Ciancio - RITI ED ARTI MAGICO-RELIGIOSI NELL'ANTICA SOCIETA' LUCANA DEL POLLINO

- PONTEGGI: Valter Binaghi - LA TELEVISIONE DEI LIBRI; Paola Pluchino - QUATTRO MOMENTI SU TUTTO IL (MIO) NULLA. Omaggio a Carmelo Bene; Lia Volpatti - TUTTE LE (belle) DONNE DI MARLOWE!; Ilaria Ciancilla - LO SPECCHIO INFRANTO: i paradigmi della moda nel Nuovo Mondo

- GIARDINI: Marco Scalabrino - MARIA FAVUZZA; Anna Maria Bonfiglio - AUTUNNO SICILIANO; Francesco Marotta - I NOMI DELLA LUCE

GIARDINI (Rubrica di poesia a cura di Francesco Marotta): Marina Pizzi - DAVANZALI DI PIETA'; Lorenzo Carlucci - LA COMUNITA' ASSOLUTA; Federico Zuliani - TRAVELLING SOUTH; Francesca Sallusti - LA LEPRE CEDE IL PASSO ALL'ORO

- BALAUSTRE: Sandra Palombo e Lucetta Frisa - PETIT QUESTIONNAIRE pour Jean Echenoz; Marina Raccanelli - L'ARTE DEL RESTAURO. Intervista a Barbara Biciocchi; Alessandra Pigliaru - LA FEMMINILITA' RITROVATA. Saggio-intervista sul cinema di Alina Marazzi; Marco Buttafuoco - ARTE E PSICANALISI. Intervista a Laura Pigozzi ***

Gli autori, i dialoganti, gli artisti che hanno collaborato a questo numero:

Fabiano Alborghetti -- Marta Ajò -- Barbara Biciocchi -- Valter Binaghi -- Anna Maria Bonfiglio -- Marco Buttafuoco -- Giusy Calia -- Lorenzo Carlucci -- Maria Pina Ciancio -- Cristina Contilli -- Emilia De Rienzo -- Jean Echenoz -- Morena Fanti -- Fernanda Ferraresso -- Lucetta Frisa -- Alina Marazzi -- Francesco Marotta -- Andrea Oppo -- Sandra Palombo -- Alessandra Pigliaru -- Laura Pigozzi -- Marina Pizzi -- Antonella Pizzo -- Paola Pluchino -- Marina Raccanelli -- Erika Ranfoni -- Francesca Sallusti -- Marco Scalabrino -- Lia Volpatti -- Federico Zuliani

Scritto da: morenafanti alle ore 10:48 | link | commenti (4) | categoria: recensioni, poesie, libri, racconti, interviste, web , argomenti, attualità
lunedì, 14 luglio 2008
Personaggi precari

Noemi
“Cosa voglio? Più giustizia sociale, meno traffico, un fidanzato decente e le scarpe beige di Hermés”.

Fabrizio
Fabrizio ripiega il vecchio tappeto indiano che tiene nel bagagliaio. “Quante ne hai viste di cose assurde!”, pensa con un sorriso, prima che si faccia strada un ben più ostile “Quant’è che non ne vedi!”.

Bibo
“In tutti i momenti di felicità vera che ricordo ci sei tu, piccola, con quella tua maglietta col tucano.”
“Hai finito?”


Gigia
Gigia, ora che si è fatta a caschetto quei capelli biondo cenere che si ritrova, pare una versione più psicopatica di Giovanna d’Arco, se si eccettua il fatto che mai la Pulzella d’Orleans andrebbe in giro in Birkenstock rosa.

Qualche assaggio del libro Personaggi precari di Vanni Santoni, che ho recensito su ViadelleBelledonne. Clicca qui

 

Scritto da: morenafanti alle ore 13:51 | link | commenti (3) | categoria: recensioni, libri, argomenti, attualità
mercoledì, 09 luglio 2008
Lo spirito della poesia - due inediti dal libro

 

*
nello spietato passare dei giorni
sciogliamo ricordi, sleghiamo ombre.
il dolore si fa sopportazione
e l’acre sapore
sfuma in dolce rassegnazione.
il respiro è ormai fuori uso
nel curvare di lancette consumate
e numeri d’oro scuro senza valore.

Ore che si rincorrono lente
con la fame di giorni incostanti:
negli occhi puntati in fondo al mondo
il riflesso della nostra vita
è azzurro negli occhi altrui.

 * *
e riempio pensieri,
e arruffo colori:
è nel blu impetuoso del mare
la violenza del tuo abitare in me.

nel labirinto di ieri,
tra castelli di sabbia e ricordi appassiti,
scavo tessere di un mosaico da ricomporre.
sotto la polvere,
frammenti di luce e lampi lontani.

Nel calore del sole,
ancora viva, attendo te.

Da questo libro

Scritto da: morenafanti alle ore 18:00 | link | commenti (9) | categoria: pensieri, poesia, libri
venerdì, 04 luglio 2008
Una mattina, un libro e altre storie

Leggo in piedi, in mezzo al traffico e al caldo.
Leggo in abito di lino e piedi nudi nei sandali minimi.
Leggo tra signore grasse e bambini sudati, tra motorini e sirene d'ambulanza.
Non vedo nulla se non le pagine e tengo il segno con gli occhi e con il respiro. Ho il cuore in gola ma forse l'avevo già da prima. Non ricordo. Ora non so più nulla se non le parole che leggo, emozioni che corrono tra le righe e sotto pelle.
Emozioni non mie che trasmigrano ed entrano in me, pensieri a valanga, parole a cascata, sillabe a fiumi, lettere che scivolano e cadono e sussultano e vibrano.
Un urto e mi strappano dalle sue pagine mentre un ragazzo mi chiede che ore sono.
Ma non è venerdì? Alza le spalle e pensa che sono fusa e un pò lo sono, in questa assurda mattina di luglio in cui ho messo un'ipoteca sul futuro e un attimo dopo ho pensato di non averlo il futuro. Una mattina in cui ho sorriso e ho camminato, l'abito dondolante intorno alle gambe, unico soffio d'aria tra alberi secolari e ombre che sanno d'antico, con il libro che mi scaldava le mani.
Le mattine poi finiscono, o meglio si trasformano in pomeriggi sonnolenti in cui essere pigri e inconcludenti, quasi sdolcinati e poi subito più aspri mentre il sole scende e i colori si fanno scuri. I libri anch'essi finiscono, o meglio si trasformano, diventano a volte persone, a volte idee, ma anche nuove storie, poesie della mente e dell'anima.
A volte succede.

Scritto da: morenafanti alle ore 14:12 | link | commenti (8) | categoria: pensieri, diario
mercoledì, 02 luglio 2008
Il nome dell'amore

Dolcezza era troppo banale per lei e lui allora la chiamò in un modo nuovo, anagrammando quasi il suo vero nome, quello che odorava di caramelle e frutti di bosco.
Lei sorrise e, ballando morbida sulla voce di Skye che cantava Love Show, si avvicinò per un bacio da bimba. Lui la lasciò fare e poi la prese e la strinse in un abbraccio da uomo, duro ed esigente come il calore che cresceva nel suo inguine.
Lei gemette di sorpresa, o forse di passione incredula, e lui accentuò il bacio mentre le mani accarezzavano quella lunga schiena che si inarcava sotto la maglia, rivelando brividi che non erano di freddo.
Le mani di lei sotto la sua camicia erano fresche e potevano lenire il calore che sentiva, salvo poi alimentarlo fino a bruciarsi insieme.
Lui le sollevò le braccia sfilando la maglia e rivelando il seno dai capezzoli rosei e duri, piccole protuberanze da succhiare e mordere.
Si chinò e fece quello che reclamavano, e lei si offrì a lui senza alcun timore, reclinando la testa all'indietro e appoggiandosi al muro per sostenere le gambe e, mentre gli spingeva la testa verso quei capezzoli esigenti, allungò la mano verso il punto dolente in mezzo alle gambe e aprì i pantaloni, liberando l'energia troppo a lungo repressa, poi lo prese in mano e lo accarezzò mentre cresceva sotto le sue dita. Lui le sollevò la gonna e le sfilò gli slip, e la prese tra le braccia posandola poi sul tavolo.
Le accarezzò le gambe iniziando dalle caviglie e salendo fino alle cosce, poi si chinò e la baciò dove la pelle era più morbida. Lei si lasciò andare all'indietro e aprì ancora di più le gambe gemendo piano. Quando la sentì pronta si sollevò e la penetrò.
Lei si inarcò con un sussulto e accompagnò le sue spinte fino in fondo, in un crescendo di ritmo e passione.
Solo dopo lui parlò, ritornando a parole dolci e carezze. Ora Skye cantava Solitary e lei lo guardava piano, respirando in silenzio al ritmo della musica, e lui pensò che a volte sembrava davvero una bimba nel suo affidarsi totalmente al suo volere. Forse era questo che la rendeva così unica e quasi indispensabile.
(5 febbraio 2007)

Scritto da: morenafanti alle ore 14:17 | link | commenti (5) | categoria: amore, racconti, eros
lunedì, 30 giugno 2008
La scansione del tempo

swuishhhhhh clang sdang
Ecco l'ingegner Zucchi che rientra dopo il lavoro. Sono già le 19,00 allora. Preparerò qualcosa per cena. È venuta sera in un attimo oggi. Tonno e pomodori forse.
swuishhhhhh clang sdang
Ah! Il figlio dei Bartoletti ha di nuovo cambiato suoneria. Deve essere la musica di quegli orribili cartoni giapponesi che guarda tutti i pomeriggi. Saranno quasi le 19,30. Accenderò la luce. Non vedo più nulla.
swuishhhhhh clang sdang
La signora Martinelli torna dallo studio. Stasera è di buonumore, canta una nuova canzone. Saranno le 20,00. Mi farò la tisana. Poi dormirò meglio. Stasera malva e rosa canina: è rilassante.
swuishhhhhh clang sdang
Ma senti che caos... Mario Darselli con una nuova amichetta. E senti come ridono! Stasera ci sarà festa di là. Le 21 di sicuro, prima non rientra mai il caro Mario. Metterò un plaid sulle gambe. Inizia a fare fresco.
swuishhhhhh clang sdang
La signorina Malfatti con un nuovo accompagnatore. Le dieci. Inizia il film su retelocale3. Per poco lo perdevo. Per fortuna che la Malfatti è precisissima.

Nella sala sicurezza i televisori erano sempre in funzione. Quello che guardava il dottor Fardelli mostrava la stanza 19, la signora Precisi, in quel momento seduta sul letto sguardo fisso e camicia di forza macchiata sul davanti. Il dottor Fardelli era compiaciuto: la sua intuizione si era rivelata giusta e la paziente ora sembrava più tranquilla. Ancora due giorni così e le avrebbero tolto la camicia di forza. Mara Precisi, vedova ottantenne senza figli, viveva da anni come una reclusa. Si faceva consegnare la spesa a casa e non usciva mai. Trascorreva le sue giornate seduta in soggiorno con gli occhi fissi sulla porta e le orecchie puntate sui rumori del pianerottolo. Il rumore dell'ascensore era stata l'unica musica per lei negli ultimi quindici anni. Dal rumore riconosceva i vicini di casa e i loro movimenti, e sapeva che ora era e cosa fare della sua giornata. Quando era arrivata alla clinica Rosamaria aveva perso tutti i suoi punti di riferimento ed era impazzita. Avevano dovuto legarla per impedirle di farsi del male. Poi, il dottor Fardelli aveva avuto l'intuizione ed era andato a sedersi per un giorno intero nella poltrona di Mara Precisi e aveva registrato ogni rumore che veniva dal pianerottolo e ora il nastro si srotolava sotto le orecchie della paziente.
E del dottor Fardelli:
swuishhhhhh clang sdang
... Il figlio dei Bonora che rientra. Le undici e mezza. E' tardi. Sarà meglio che vada. Veronica mi sta aspettando.
Il dottor Fardelli tentò di alzarsi ma due braccia robuste glielo impedirono. Ricadde a sedere davanti alla tv con un tonfo. Telesettemare mandava in quel momento Psycho. Norman Bates aveva uno sguardo davvero inquietante, pensò Walter Fardelli prima che l'infermiere gli infilasse l'ago nel braccio.

Gli altri racconti sul tema 'ascensore' qui:

http://circolobaldoni.splinder.com/post/17652157
http://lauraetlory.splinder.com/post/17652837/Spero+che+non...
http://enricogregori.splinder.com/post/17654252/INNOCENTI+EVASIONI
http://mahpuntogea.splinder.com/post/17650265/five..four..three..
http://cristinabove.splinder.com/post/17653787
http://barbara-garlaschelli.splinder.com/post/17653886/28
http://societe.splinder.com/post/17646224/Parabola+di+Armando+%26+Ernesto+
http://luaesimo.splinder.com/post/17654219/Ok%2C+accetto+la+sfida
http://marissamora.splinder.com/post/17653650/l%27ascensore+Liberty
http://stefanomina.blogspot.com/2008/06/un-gioco-un-racconto.html
http://blog.libero.it/LaDonnaCamel/4989433.html
http://16360.splinder.com/post/17642265/Il+concorso+dell%27%22Ascensore%22

Ho parlato dei racconti dell'ascensore (bel titolo per una raccolta) qui 

Scritto da: morenafanti alle ore 18:00 | link | commenti (24) | categoria: racconti
giovedì, 26 giugno 2008
Ogni cosa ha il suo aspetto positivo

La scrittrice pazza era di pessimo umore, cosa peraltro abbastanza usuale per lei. Da tempo non scriveva una cosa decente e questo già bastava a renderla scontrosa e a farle detestare il mondo. Inoltre si annoiava: la mancanza di "rapporti" umani le toglieva ogni residuo di sorriso e cordialità, se mai ne avesse avuta.
Dulcis in fundo, quel giorno aveva appuntamento con il dentista per un piccolo intervento e lei detestava ferocemente chiunque le si avvicinasse con in mano un ferro chirurgico.
Uscì dalla doccia e si asciugò davanti allo specchio… non male, si disse scrutandosi ipotetiche rughe che non aveva. Rimase indecisa su che biancheria indossare, poi optò per un completo che lei definiva "classico e castigato" - in definitiva si trattava solo di un appuntamento con l'odontoiatra, si disse - ma che avrebbe fatto la gioia di qualsiasi marito annoiato e avrebbe fatto alzare le sopracciglia con sdegno ad ogni casalinga media dei dintorni, e per un abito molto semplice ma dalla scollatura decisa. La frase preferita della scrittrice pazza era: mai farsi cogliere impreparata, e lei, essendo donna coerente e dal carattere deciso, cercava di rispettare sempre i propri principi.
Quando uscì per recarsi dal dentista, era d’animo ancora più nero e rispose al saluto del vicino con un ringhio che avrebbe scoraggiato anche un domatore di tigri.
Camminò a passo spedito e quando arrivò allo studio del professionista, l’assistente la fece accomodare e la preparò per l’intervento. Lei chiuse gli occhi e si abbandonò sulla poltrona cercando di rilassarsi. Pensava ad un possibile intreccio per un racconto, quando sentì la voce del medico: "Buongiorno. Come si sente? E’ pronta?"
Aprì gli occhi e incontrò quelli del medico chino su di lei: grigi e premurosi e fissi sulla sua scollatura.
"Per lei, dottore, sono sempre pronta" disse con voce molto bassa che lui, l’ignaro, imputò all’ansia per l’intervento.
"Stia tranquilla, andrà tutto bene".
"Ne sono sicura" modulò lei dolcemente, fissandolo negli occhi.
Lui le sorrise di rimando e terminò le ultime operazioni: indossò gli occhiali protettivi e la mascherina e preparò gli strumenti.
Lei non lo perse d’occhio un secondo: non male, alto e ben piazzato, si vede che fa palestra… e che occhi! da perdersi… un bel motivo per dare un senso alla giornata…
Lui iniziò a lavorare e lei, inspiegabilmente, si rilassò. Lo guardava negli occhi e pensava, creava una trama come fosse la sceneggiatura di un film e già si vedeva nella parte della protagonista insieme a lui.
Dopo poco lui si fermò e chiese: "Come va? Sente male?"
"Da lei, dottore, accetterei anche un po’ di dolore se necessario".
Lui ebbe un sussulto e la fissò negli occhi perché la scollatura era coperta da quell’assurdo tovagliolo verde, poi si scrollò e riprese a lavorare con la consueta perizia.
Pochi minuti ed era tutto finito.
"Come si sente? Rimanga sdraiata ancora qualche minuto così si riprenderà, poi le darò le istruzioni per i prossimi giorni".
"Sto benissimo. Sono in attesa delle sue istruzioni" disse lei alzandosi e chiudendo la porta.
Lui la fissò con sorpresa e lei disse: "Se sono istruzioni complesse è meglio non essere interrotti, no?".
Il medico trovò che la frase non faceva una piega e si chinò su quella piccola piega che fermava la scollatura di lei.
Quando l’assistente bussò alla porta perché il paziente in attesa stava diventando impaziente, la scrittrice pazza si stava sistemando l’abito e il dentista si allacciava i pantaloni. Tutti e due sorridevano e sembravano molto più rilassati.
Si salutarono con l’accordo di rivedersi dopo qualche giorno per verificare che tutto procedesse per il meglio. E su quel ‘tutto’ la voce di lei fece una giravolta con doppio avvitamento e lui sembrò restio ad andare dal suo paziente.
L’assistente li riportò sulla terra mostrando loro una cartella clinica e una protesi da sistemare e la scrittrice pazza se ne andò dopo aver salutato con un sorriso il suo medico.
Per strada si fermò per lasciare due euro, cosa molto inconsueta per lei, ad una bambina con un vestito che ricordava il colore rosa e la faccia così sporca da non mostrare il colore della pelle. Era così di buonumore che le diede perfino un buffetto sulla guancia.
E’ proprio vero, pensò, le giornate non sai mai dove possono andare a finire… l’importante è essere ben preparati, comunque. E si specchiò in una vetrina sistemandosi l’abito sui fianchi. Raddrizzò le spalle e proseguì verso la sua giornata con un umore decisamente migliore di quello con cui si era svegliata. 

Morale:  

  • anche la giornata peggiore ha i suoi lati positivi.  
  • non tralasciare i particolari: sempre meglio essere pronte 
  • la biancheria non è un optional, ma uno strumento, a volte più affilato del bisturi del dentista.

PS. la scrittrice pazza è una vecchia amica. Fece la sua comparsa anni fa, esattamente qui. Ieri mi andava di 'rispolverarla'. In definitiva, la scrittrice pazza è cazzeggio allo stato puro. D'altronde, anch'io avrò ben diritto di divertirmi, no?

Scritto da: morenafanti alle ore 14:32 | link | commenti (8) | categoria: racconti, favole, la scrittrice pazza
martedì, 24 giugno 2008
Senza motivo

La prima volta che lo vidi era fatto di birra e in piena crisi; dormiva scomposto su lenzuola grigie e strapazzate, dopo una notte da schifo, una settimana da schifo e una vita come sopra.
Lo guardai mentre si svegliava, l'ombra dell'uomo che non era mai stato, sguardo opaco e capelli ancor più spenti, annodati e più lunghi dei miei. Molto più lunghi dei miei, che si fermavano dietro le orecchie, in ricci ordinati come avevo allora, e che ho ancora. Lui sollevò la testa, mi vide guardarlo e sorrise.
Lo amai da subito, per quel suo sorriso e per quel sapere che non aveva nulla di cui sorridere.
Questo era tre anni fa.
Da allora lui non ha mai smesso di bere, ha saltato appuntamenti perché era troppo fatto per alzarsi, ha mancato telefonate perché non aveva i soldi per comprare la ricarica, ha pianto al telefono chiedendomi se l'amavo, se gli volevo bene, e io gliene voglio, certo che gli voglio bene.
Per mesi poi non ci sentiamo, spariti l'uno all'altra e sparsi per il mondo, poi un nome urlato in metropolitana, una bottiglia di birra che rotola sull'asfalto, una musica che esce da un'auto - uno di quei rock demenziali e strattonati che lui ama - e mi ricordo di chiamarlo: dove sei?... a Barcellona? ma non eri a Berlino?... certo che ti voglio bene. lo sai che te ne voglio... sì, certo. chiamami quando torni... sì, lo sai. sì... sì...
E' ancora strafatto di birra e vino scadente, l'unico che può permettersi di comprare, e di rabbia. La rabbia è la sua grande amica, è sempre incazzato con tutti e con tutto e non mi chiamerà al suo ritorno.
Non so cosa fare di lui e della sua rabbia e della sua birra e del suo cane sporco. Non so neanche come governare la mia, di rabbia.
E' una fortuna che non mi chiami. E' un perdente e farebbe solo caos nella mia vita.
Non mi chiamerà al suo ritorno, lo so, perché sarà fuso e strafatto e incazzato. Meglio così. I suoi capelli sono lunghi, sempre più dei miei, e annodati e sporchi e la maglia è sformata come la sua vita. Mi ha appena mandato una foto scattata con il telefono e... cazzo! ha ancora quel fottutissimo sorriso temerario e immotivato e io lo amerò sempre.

E, per chi vuole, qui c'è un altro racconto scritto da me

Scritto da: morenafanti alle ore 17:02 | link | commenti (5) | categoria: racconti
venerdì, 20 giugno 2008
Mancanze
Ti manca, vero? quella mia scrittura rabbiosa e furente, quel mio parlare affilato che mordeva le caviglie. Hai ragione: una volta ero più incazzata. Una volta i passerotti me li mangiavo e me ne fottevo del dolce cinguettare, così hai detto. Ma era così davvero? o sembrava a te perché anche tu eri arrabbiato con tutti e con il mondo?
E' che vorresti essere ancora così, avanzare impetuoso e rovesciare l'aria, rotolare le sedie e rompere i vasi, salvo poi sederti sul cofano di un'auto e bere sangria il sabato mattina comprando quadri inutili e buttando i soldi che ti servono per il mutuo. Rientrare a casa e trovare tutto vuoto come sempre e rotolarti nel fango perché è solo lì che puoi stare. E' lì che senti il tuo posto, lì puoi mordere la polvere e sentire il peso di quella pietra che porti in petto.
Vorremmo sederci al tavolo con la morte di fianco, guardarla negli occhi e sfidarla, e forse l'abbiamo già fatto e ormai è troppo tardi.
Gli occhi a volte bisogna chiuderli e pensare di non esserci. A volte è l'unica soluzione lo sai.
Bevi il tuo tè. Ormai è freddo. Non sei un bravo ragazzo, no, questo lo sapevo. Ma che importanza avrà quando passeranno gli anni e il nulla si aprirà per farci cadere dentro il suo spazio incolmabile?
Parole affilate e tazze di tè saranno le uniche cose che ricorderemo. E i suoi occhi.
Scritto da: morenafanti alle ore 17:03 | link | commenti (8) | categoria: pensieri